Smart contract: legalmente validi e utilizzabili ora

Cosa sono gli smart contract, ma soprattutto come usarli nel business per fare affari rispettando la legge (anche senza le linee guida Agid)


 

Una domanda che si sente spesso quando si parla di smart contract è: hanno valore legale?
Alcuni rispondono che, almeno in Italia, hanno acquistato valore legale solo dopo il “riconoscimento giuridico” effettuato dal c.d. Decreto Semplificazioni (D.L. 14 dicembre 2018, n. 135 – Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione) che all’art. 8-ter, (“Tecnologie basate su registri distribuiti e smart contract”), fornisce la definizione di blockchain e di smart contract.

Altri osservano che non è possibile (o prudente) alcun utilizzo prima dell’emanazione delle linee guida dell’Agenzia per l’Italia Digitale, previste entro 90 giorni dalla conversione del Decreto e tuttora mai apparse.
E come fare per operare in ambito internazionale, dato che il mondo digitale, per definizione, non conosce confini?

La verità è che la domanda è mal posta: c’è un problema di traduzione, in questo caso non dall’inglese all’italiano, ma dal linguaggio informatico a quello giuridico.
Il termine smart contract, coniato dall’informatico Nick Szabo, non indica (necessariamente) un contratto con valore legale, ma un programma che può eseguire automaticamente determinate azioni.

Tale software può – se ricorrono le condizioni di legge e a seconda dei casi – essere un contratto, la prova di un contratto, il mezzo di esecuzione di un contratto o la prova dell’esecuzione di un contratto, come efficacemente osservato dalla Uniform Law Commission statunitense.
Oppure, se non sono state usate le necessarie attenzioni dal punto di vista legale, può rimanere un programma informatico, senza alcun valore legale.

Con gli smart contract si possono pertanto automatizzare processi, o parti di processi, riducendo costi operativi e rischi legali, legati ad esempio all’inadempimento, e abbattendo significativamente i tempi.
Non è di fantascienza: smart contract sono stati realizzati, anche in Italia, già prima del c.d. riconoscimento giuridico.
Ad esempio ciò è accaduto nell’ambito della Insurance Blockchain Sandbox, una delle prime sandbox a livello mondiale, attiva dal 2018.
Qui, con la supervisione di un comitato scientifico dove siede anche IVASS, l’Autorità di vigilanza sulle assicurazioni, sono stati realizzati prototipi di contratti nelle condizioni più difficili: b2c, ambiti regolamentati, obbligo di forma scritta.
La strada è aperta, ora tutti i settori di business possono usufruire dei vantaggi delle nuove tecnologie.
Anche senza linee guida Agid.

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Maniori Fabio

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