Smart contract: che blockchain e che presidi?

Blockchain e DLT non sono tutte uguali: come sceglierle e quali ulteriori presidi sono necessari?


In altra occasione abbiamo già visto cos’è, a grandi linee, uno smart contract e perché è possibile utilizzarlo sin da ora, anche senza linee guida Agid.
Per utilizzare questo strumento serve una blockchain o un distributed ledger (DLT; non approfondiremo in questa sede la distinzione tra le due tecnologie); da qui sorge per l’operatore la domanda: come scegliere la piattaforma ideale? E, domanda ancora più importante, ce n’è qualcuna che dovrebbe essere evitata?

Le differenze tra le tecnologie, infatti, ci sono, e non sono irrilevanti.
Numero dei nodi, resilienza del sistema, conoscibilità dei soggetti operanti all’interno dell’ecosistema, costo, sia di impianto che per singola transazione, velocità delle transazioni, tipologia dell’algoritmo di consenso utilizzato, auditability sono soltanto alcuni degli elementi da prendere in considerazione quando si valuta su quale piattaforma effettuare il deployment del proprio smart contract.

Solo per fare qualche esempio, in Italia i diritti derivanti dal contratto si prescrivono in 10 anni; il contratto stesso, però, può durare svariati anni e così un eventuale processo.
Lo smart contract deve quindi poter essere disponibile per vari decenni.
Come assicurarsi che la blockchain prescelta risulti esistente, ma soprattutto affidabile, per tale periodo di tempo?
È sufficiente una oculata scelta iniziale o serve qualche cautela in più?

L’affidabilità è un altro elemento essenziale, Col 51% dei nodi si controlla una blockchain e molti asset sono solo digitali: perdere il controllo sulla piattaforma significa perdere l’asset.

Ma non è tutto: i criteri ESG (environmental, social and governance) sono oggi sempre più importanti per molti imprenditori e per i loro investitori e finanziatori.
Alcuni algoritmi di consenso, come la proof of work, sono particolarmente energivori e impattano non solo sul costo per transazione ma anche sulla sostenibilità dell’intero sistema.
Proprio per questo Elon Musk, patron della Tesla, aveva annunciato la decisione di non accettare più Bitcoin.
Altri algoritmi di consenso ed altre blockchain, per contro, non presentano questi problemi e potrebbero essere una scelta maggiormente consigliabile sei i criteri ESG sono una priorità.

Una attenta analisi della piattaforma e presidi contrattuali e di compliance sono pertanto indispensabili per applicazioni destinate al business.

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Maniori Fabio

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