Italia e Blockchain: a che punto siamo?

In Italia si registra una frenata nello sviluppo di progetti basati su tecnologie a registro distribuito e blockchain.
Non è solo colpa del Covid-19,
ma anche della mancanza di una guida statale 


 

La proliferazione dei progetti basati sull’utilizzo della tecnologia blockchain ha portato l’Italia, nel periodo precedente alla terribile pandemia ancora in corso, al 6° posto nella classifica mondiale dei paesi che hanno avviato il maggior numero di progetti, anche solamente a livello di studio, basati su tecnologie DLT e blockchain (OECD, Blockchain for SMEs and entrepreneurs in Italy, 2020, p. 31).

Il rilevante interesse sul piano progettuale, tuttavia, non parrebbe essere stato supportato e seguito da un’azione di sviluppo ugualmente performante.
Tra le ragioni principali rileverebbero: conoscenze frammentate, competenze inadeguate e disponibilità economiche limitate per la gestione di progetti altamente complessi.
L’arresto dovuto al Covid-19 avrebbe portato numerose aziende, inoltre, a rivedere i piani strategici, in alcuni casi rallentando o addirittura arrestando le iniziative sul tema (si veda il report EU Blockchain Ecosystem Developments, dello EU Blockchain Observatory & Forum, p. 94).

Tra tutti i campi di applicazione della tecnologia blockchain, quello delle cripto-valute e dei cripto-asset rappresenta, fuori di dubbio, il più sfidante e dibattuto, sia sotto il profilo politico e regolamentare, che sotto quello dello sviluppo economico.
Con tutte le derivate che tale settore può avere, peraltro, su un mercato potenzialmente sterminato qual è quello della cd. finanza decentralizzata (‘De-Fi’) che, all’inizio di questo mese, ha superato nel suo complesso il valore record di duemila miliardi di dollari.

Partendo dalla grande complessità del fenomeno, l’Europa ha tentato di mappare gli sviluppi di mercato, oltre che regolatori e tecnologici, in tutti i 27 Stati membri (più Regno Unito e Svizzera), al fine di determinare il livello di maturità dell’ecosistema in questo settore.

Focalizzando l’interesse sul panorama italiano, ad esempio, lo EU Blockchain Observatory & Forum ha assegnato al nostro paese un livello di maturità di tipo II, su una scala che arriva a tre.
Un indice che parrebbe denotare modesti segnali di sviluppo a livello nazionale, sia in termini di ecosistema di mercato che di sofisticazione negli approcci regolamentari ai cryptoasset.

Sebbene le crisi portino, generalmente, ad una repentina impennata nell’utilizzo delle piattaforme tecnologiche, parrebbe ad oggi mancare, in Italia, quella “spinta gentile” necessaria ad orientare gli stakeholder verso investimenti più consistenti (per quanto non possano essere ignorati dei segnali di sviluppo, come nel caso di Conio e we.trade), anche in termini di offerta formativa in un settore di rara complessità.

Ad inizio marzo l’Agenzia per l’Italia Digitale (Agid), assieme ad altri enti tra cui Poste Italiane, il Politecnico di Milano, CIMEA, ENEA, INAIL, ha promosso il progetto IBSI – Italian Blockchain Service Infrastructure, con l’obiettivo di realizzare la prima rete nazionale basata su Distributed Ledger Technologies finalizzata all’erogazione di servizi di interesse pubblico.

Speriamo che in futuro il legislatore, oltre agli organismi e le agenzie preposte e, non ultimo, le autorità di controllo, riescano ad accompagnare le imprese verso lidi sicuri, tracciando rotte meno complesse di quelle attuali, in cui la navigazione è affidata più all’intuito di ogni singolo equipaggio che non alle indicazioni di una bussola vera e propria.

Il nostro paese non può e non deve restare indietro in un settore che, nei prossimi anni, rivoluzionerà in maniera irreversibile l’intero mondo della gestione delle informazioni in ogni campo e settore e, di riflesso, l’organizzazione dei flussi economici per come oggi conosciuti (per un utile approfondimento, si veda il Global Technology Governance Report 2021: Harnessing Fourth Industrial Revolution Technologies in a Covid-19 World, del World Economic Forum, pubblicato a dicembre 2020).

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Foto di Lorenzo Cristofaro

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