La disciplina e gestione dei rapporti di lavoro ai tempi del Covid-19

L’esperienza Covid-19, ad oggi non ancora finita, ha proiettato gli imprenditori in una nuova dimensione della gestione dei rapporti di lavoro e nella concezione degli spazi lavorativi e dei rischi sanitari connessi.
Nella fase acuta dell’emergenza, anche grazie ad una legislazione che ha favorito lo svuotamento dei locali aziendali, le imprese hanno sfruttato al massimo l’utilizzo di ammortizzatori sociali, ferie, congedi e soprattutto il ricorso al lavoro agile (smart-working) che tuttora rappresenta la modalità prevalente per la maggior parte della forza lavoro non addetta a produzioni o ad attività non svolgibili in remoto, tanto più in questo momento in cui siamo testimoni di un opposte tensioni, ossia da un lato la spinta alla “normalità vaccinale” e dall’altro la pulsione a non sentirci ancora “sani e salvi”.
Questo però implica che le aziende si dotino anzitutto di policies adeguate e idonee a proteggere i dipendenti in ufficio dai rischi di contagio.

 

I profili di gestione igienico-sanitaria dei dipendenti nei luoghi di lavoro

Sotto questo profilo, il documento fondamentale è e resta ad oggi, ancora, il Protocollo condiviso di regolamentazione sottoscritto, con grande efficacia e tempismo, dalle parti sociali il 14 marzo 2020 e aggiornato con opportune modifiche con il definitivo -per ora- Protocollo del 24 aprile 2020, che ha efficacia erga omnes (essendo stato incorporato come allegato sia dal DPCM del 26 aprile 2020 che ha segnato l’inizio della riapertura, sia dall’ultimo DPCM del 17 maggio 2020 che segna la fine del lockdown) e che contiene tutte le disposizioni rilevanti ai fini della gestione dei rapporti di lavoro in azienda ai tempi del Coronavirus.

L’elemento decisamente positivo è che il Protocollo è stato pensato, scritto e attuato dopo un confronto tra le organizzazioni imprenditoriali e le parti sindacali, il che lo rende un documento particolarmente pragmatico, efficace e capace di rappresentare una fondamentale linea guida per gli imprenditori che devono attuare le misure anti-contagio.

Particolare attenzione, in fase di attuazione del Protocollo, deve essere posta su tre punti fondamentali:

  1.  anzitutto la consapevolezza che l’implementazione del Protocollo non esaurisce gli obblighi del datore di lavoro, dato che è lo stesso Protocollo a precisare che le sue disposizioni vadano «integrate con altre equivalenti o più incisive secondo le peculiarità della propria organizzazione»; pertanto, l’attuazione delle procedure sanitarie dovrà tenere conto delle specificità dell’ambiente lavorativo e del settore merceologico di riferimento;
  2.  in secondo luogo, assumono un ruolo decisivo le rappresentanze sindacali aziendali alle quali spetta un posto nel Comitato per la verifica dell’attuazione del Protocollo e assumono di fatto un ruolo di co-gestione dell’emergenza sanitaria;
  3.  infine, come già avviene per altre fattispecie già rodate nel nostro ordinamento (pensiamo al Modello di organizzazione ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001) l’implementazione delle procedure non può limitarsi alla sua stesura ma richiede una costante attività di controllo (da realizzarsi attraverso il Comitato) e una adeguata formazione e informazione dei dipendenti.

In altri termini, l’attuazione delle misure sanitarie sui luoghi di lavoro deve tradursi in una continua verifica del grado di consapevolezza delle regole comportamentali che tutti i dipendenti devono tenere in azienda.

 

I profili giuslavoristici in tema di blocco dei licenziamenti ed ammortizzatori sociali

Parallelamente a queste misure sanitarie, le aziende dovranno nei prossimi mesi fronteggiare l’inasprirsi della situazione economica complessiva, soprattutto se e allorquando il c.d. blocco dei licenziamenti verrà a cadere.
Infatti, ricordiamo che ad oggi permane in vigore il blocco indifferenziato, sino al 31 Marzo 2021 (salvo eventuali e probabili proroghe).

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Boffi Davide

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