I patti parasociali

I patti parasociali costituiscono un valido strumento di gestione “extra societaria” dei rapporti tra i soci.
Essi si sostanziano in pattuizioni contrattuali sottoscritte tra i soci di una società di capitali con l’intento di integrare il contenuto dello Statuto sociale vuoi per ragioni di riservatezza (i patti parasociali, nelle società non quotate, non sono infatti di dominio pubblico, al contratto dello Statuto che è depositato in camera di commercio e come tale accessibile a chiunque) vuoi perché non tutte le pattuizioni tra soci possono essere trasfuse nello Statuto sociale.

Normalmente i patti parasociali hanno la finalità di consolidare posizioni di controllo (ad esempio quando vengono sottoscritti solo da taluni soci che, congiuntamente, vengono a detenere una partecipazione superiore al 50% del capitale sociale della società) oppure di attribuire ad un socio di minoranza “forte” taluni diritti che, altrimenti, la legge non gli attribuirebbe (soprattutto in termini di governance, di diritti di voto in assemblea e di diritti legati al trasferimento delle partecipazioni).

D’altro canto, un limite dei patti parasociali, da tenere sempre ben presente, è la loro efficacia meramente obbligatoria (proprio in quanto pattuizioni “private” non depositate in camera di commercio) non risultando opponibili né ai terzi né alla società stessa.

Le clausole parasociali che normalmente il professionista si trova a dover negoziare possono variare molto a seconda del caso di specie e dei diritti che si vogliono tutelare.
Di norma, tuttavia, le stesse hanno ad oggetto: (i) la governance della società in termini di diritti di designazione degli organi sociali; (ii) i diritti di veto che eventualmente spettino al socio di minoranza in relazione a talune delibere assembleari “sensibili” (a titolo meramente esemplificativo, aumenti di capitale meramente diluitivi, modifiche statutarie, operazioni straordinarie); (iii) i diritti di veto che eventualmente spettino all’amministratore designato dal socio di minoranza in relazione a talune delibere di competenza del consiglio di amministrazione (anche in questo caso, attinenti tipicamente la gestione straordinaria); (iv) i limiti al trasferimento delle partecipazioni in termini, ad esempio, di diritti di prelazione / gradimento, diritti di covendita o di trascinamento, diritti di prima offerta, divieti di trasferimento (c.d. lock-up period).

Un elemento particolarmente importante e ricorrente nell’ambito delle pattuizioni parasociali è quello relativo alla risoluzione delle situazioni di stallo che possono tipicamente verificarsi in caso di esercizio prolungato di taluni diritti di veto da parte del socio di minoranza e/o di scadenza della durata del patto parasociale (che per legge, almeno nell’ambito delle società per azioni, non può superare il limite massimo di cinque anni) senza volontà di rinnovo.
In questi casi è possibile prevedere dei diritti di opzione incrociati (put e call) a favore del socio di maggioranza (call) o del socio di minoranza (put) finalizzati a forzare il trasferimento delle partecipazioni (ad un prezzo pre-definito) oppure in alternativa l’avvio di un processo di vendita congiunto e condiviso del 100% del capitale sociale della società o la c.d. “roulette russa” (da utilizzarsi soprattutto in caso di compagine sociale equamente suddivisa al 50 per cento) che prevede l’offerta di acquisto fatta da un socio all’altro socio il quale, a sua discrezione, avrà la facoltà di accettare l’offerta e vendere le proprie quote o di acquistare, al medesimo prezzo, quelle del socio offerente.

In conclusione il contenuto del patto parasociale può essere molto vario a seconda del caso concreto e delle esigenze che si vogliono tutelare.
Naturalmente anche la sua negoziazione da parte dei consulenti cambierà molto a seconda che il cliente da assistere sia il socio di minoranza o il socio di maggioranza.

Foto di Alberto Bianco

Interessato alla
Masterclass?

Iscriviti

Potrebbe interessarti anche