Come costruire un modello 231 con efficacia esimente: la parte generale del sistema 231 e il risk assessment all’interno delle imprese

Abstract

Dalla sua introduzione nell’anno 2001 il cosiddetto Sistema 231, che disciplina la responsabilità da reato negli enti, ha rappresentato una vera e propria “rivoluzione copernicana” per l’ordinamento italiano, e continua anche oggi ad essere un tema di grande attualità.
Non solo negli anni il legislatore è più volte intervenuto per ampliarne il campo di applicazione e il numero dei soggetti economici coinvolti, ma la giurisprudenza sugli istituti chiave della disciplina si è costantemente evoluta, aggiungendo un ulteriore livello di complessità ad un sistema di norme già caratterizzato da elevato tecnicismo.


 

La disciplina della responsabilità da reato degli enti, che nel 2001 rappresentò una vera e propria “rivoluzione copernicana” per l’ordinamento italiano, è oggi (più che mai) un tema estremamente attuale.

A partire dalla sua introduzione, il legislatore è più volte intervenuto estendendo il campo di applicazione di questa disciplina, ampliando il catalogo dei reati presupposto, così di fatto richiedendo ad un numero sempre più ampio di soggetti economici di adottare modelli di prevenzione idonei a prevenire i reati di volta in volta introdotti nel catalogo.

Volendo esemplificare, alla fine del 2019 sono stati aggiunti, tra i reati presupposto, i reati tributari, con le conseguenti implicazioni in tema di adeguamento del modello organizzativo anche per questa area di rischio.

Parallelamente all’estensione del catalogo dei reati cd. Presupposto da parte del legislatore, preme poi sottolineare come la circostanza che la giurisprudenza sugli istituti chiave della disciplina sia in costante evoluzione , abbia senza ombra di dubbio aggiunto un ulteriore livello di complessità ad un sistema di norme già caratterizzato da elevato tecnicismo.

Per fare un esempio, le nozioni di interesse e di vantaggio, ossia i criteri di imputazione oggettivi alla base della responsabilità dell’ente, sono state oggetto di un dibattito giurisprudenziale non ancora del tutto sopito.
Con una recente sentenza, infatti, la Suprema Corte, intervenendo nel dibattito, tuttora aperto, sul perimetro delle definizioni di interesse e vantaggio ha chiarito che: “ i criteri di imputazione riferiti all’interesse e al vantaggio sono giuridicamente distinti giacché, mentre il primo è criterio soggettivo, da valutare ex ante, e consistente nella proiezione finalistica volta a far conseguire all’ente un profitto indipendentemente dall’effettiva realizzazione dello stesso, il secondo è criterio oggettivo, accertabile “ex post” e consistente nel concreto vantaggio derivato all’ente dal reato.”

( Cassazione penale sez. IV -23/05/2018, n. 38363)

Alla disciplina del sistema 231 si affiancano – per stretta connessione –  tematiche attuali quali la disciplina in materia di delega di funzioni all’interno dell’ente nonché il whistleblowing.

Da un punto di vista pratico, affinché il modello 231 sia efficace a prevenire la commissione dei reati e ad esimere la responsabilità dell’ente, è necessaria una dettagliata analisi delle aree di rischio all’interno dei vari business department dell’azienda nonché efficaci procedure capaci di dare indicazioni concrete ai soggetti apicali e subordinati su come fronteggiare un determinato rischio.
Queste sono in sintesi le attività necessarie per una corretta implementazione del Modello: attività che devono essere condotte osservando le disposizioni contenute nelle norme generali del d.lgs. 231/2001.

La Masterclass si rivolge ad amministratori e funzionari di enti e istituzioni e si propone di fornire sia un inquadramento degli aspetti generali della disciplina sia gli strumenti concreti per attuare – all’interno della propria azienda – un modello organizzativo che consenta all’ente di poter beneficiare dell’efficacia esimente accordata dalla legge.

Condividi

Condividi

Cagnola Fabio

Interessato alla
Masterclass?

Iscriviti

Potrebbe interessarti anche