Annullamento di delibera assembleare per abuso della maggioranza

Abstract

L’abuso della maggioranza è causa di annullamento della delibera assembleare qualora essa non trovi alcuna giustificazione nell’interesse della società oppure sia frutto di una attività fraudolenta della maggioranza lesiva dei diritti della minoranza.

 

La partecipazione assembleare del socio di minoranza è talvolta compromessa, nei fatti, dall’abuso del potere esercitato dalla maggioranza, che sussiste ove la delibera assembleare risulti arbitrariamente e fraudolentemente preordinata alla lesione degli interessi della minoranza, pur in assenza di una violazione della legge o dello statuto.

Il nostro ordinamento non disciplina espressamente l’abuso della maggioranza; per tale ragione, la Suprema Corte ha cercato di individuare un principio generale per reprimere tale abuso.

Secondo la giurisprudenza più risalente, il fondamento positivo del divieto di abuso della maggioranza risiederebbe nell’eccesso di potere e, conseguentemente, sarebbe viziata la delibera volta all’esclusiva lesione degli interessi della minoranza.

Per converso, le più recenti pronunce hanno rinvenuto la base giuridica dell’abuso di maggioranza nei principi generali di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto sociale.

La maggioranza avrebbe l’obbligo di considerare anche le determinazioni della minoranza, perché finalizzate ad un interesse comune, quello della società appunto.

Si vedano, Cass. 12 dicembre 2005, n. 27387 e, da ultimo, Cass. 29 settembre 2020, n. 20625 (secondo cui “l’abuso della regola di maggioranza (altrimenti detto abuso o eccesso di potere) è, quindi, causa di annullamento delle deliberazioni assembleari allorquando la delibera non trovi alcuna giustificazione nell’interesse della società – per essere il voto ispirato al perseguimento da parte dei soci di maggioranza di un interesse personale antitetico a quello sociale – oppure sia il risultato di una intenzionale attività fraudolenta dei soci maggioritari diretta a provocare la lesione dei diritti di partecipazione e degli altri diritti patrimoniali spettanti ai soci di minoranza <uti singuli>”).

I due requisiti testè menzionati (interesse personale o volontà di ledere i diritti amministrativi e patrimoniali della minoranza) non sono richiesti congiuntamente ma in alternativa (cfr. Cass. 19 aprile 2003, n. 6361 e altra giurisprudenza citata in Tribunale di Roma 31 marzo 2017, n. 6452).

Ebbene, il rimedio esperibile dalla minoranza dinanzi ad una delibera assembleare adottata con abuso della maggioranza è l’annullamento della delibera stessa, ai sensi dell’art. 2377 c.c. (per le s.p.a.) e dell’art. 2479 ter c.c. (per le s.r.l.).

L’onere di provare che il socio di maggioranza abbia abusato del proprio diritto di voto grava, in ogni caso, sul socio di minoranza che impugna la relativa deliberazione (Cassazione n. 27387/2005, cit.).

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Foto di Maria Giulia Furlanetto

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