Implementazione della DAC 6 in Italia

Il D. Lgs. 30 luglio 2020, n. 100 (il “Decreto”) ha dato attuazione alla Direttiva (UE) n. 2018/822 (c.d. “DAC6”) che, al fine di creare un ambiente di tassazione equa nell’Unione, disciplina lo scambio automatico obbligatorio di informazioni tra Amministrazioni finanziarie relativamente a meccanismi transfrontalieri potenzialmente idonei ad una pianificazione fiscale aggressiva.

 

Genesi della DAC 6 e implementazione in Italia

Negli ultimi anni l’obiettivo di creare un sistema fiscale più equo ha favorito il coordinamento delle politiche fiscali tra Stati e incentivato la trasparenza e comunicazione tra Amministrazioni finanziarie.

A livello UE, questo obiettivo è stato perseguito tramite varie modifiche alla Direttiva (UE) n. 2011/16 (c.d. DAC), disciplinante la cooperazione amministrativa con riferimento allo scambio di informazioni riguardo a determinate componenti di reddito, conti correnti, ruling, Country-by-Country Reporting e informazioni circa la titolarità di enti e società.

Proprio nell’ottica di rafforzare la trasparenza fiscale, l’OCSE ha raccomandato l’adozione di uno standard internazionale di comunicazione dei dati obbligatoria (c.d. Mandatory Disclosure Rules) al fine di intercettare le situazioni potenzialmente a rischio, dotando in anticipo le autorità fiscali di informazioni relative ad operazioni transnazionali potenzialmente abusive o elusive.

In tale processo è intervenuta la DAC6, la quale ha imposto, ad alcune categorie di soggetti, l’obbligo di comunicare alle Amministrazioni finanziarie competenti informazioni “complete e pertinenti” circa i meccanismi potenzialmente “aggressivi” di natura transfrontaliera, oggetto di successivo scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali dei differenti Stati Membri.

 

Ambito di applicazione

L’obbligo di comunicazione è posto con riferimento ai c.d. “meccanismi transfrontalieri” definiti dal Decreto, come gli schemi, accordi o progetti, riguardanti l’Italia e una o più giurisdizioni estere al ricorrere di almeno una delle seguenti condizioni:

  1. almeno uno dei partecipanti al meccanismo non risiede fiscalmente in Italia;
  2. almeno uno dei partecipanti al meccanismo risulta, allo stesso tempo, fiscalmente residente in Italia e in una o più giurisdizioni estere;
  3. almeno uno dei partecipanti al meccanismo svolge la propria attività all’estero mediante una stabile organizzazione ivi situata e lo schema riguarda l’attività di tale stabile organizzazione;
  4. almeno uno dei partecipanti al meccanismo svolge un’attività in una giurisdizione estera senza esservi ivi residente o avere una stabile organizzazione;
  5. il meccanismo risulta idoneo ad alterare la corretta applicazione delle procedure sullo scambio automatico di informazioni o sull’identificazione del titolare effettivo (sussidiaria e residuale).

L’obbligo di comunicazione riguarda quei meccanismi caratterizzati da uno o più elementi distintivi (c.d. “Hallmarks”), definiti come “indici di rischio di elusione o evasione fiscale”. Alcuni di essi obbligano alla comunicazione solo se è superato il test del c.d. “vantaggio principale”.

Con riferimento ai “partecipanti” ai meccanismi sopra elencati, il Decreto (conformandosi alla DAC6) individua quali soggetti su cui gravano gli obblighi di comunicazione gli “intermediari, ovvero, in loro assenza” i “contribuenti”. La categoria degli intermediari, su cui grava in via principale l’obbligo di comunicazione, comprende (i) il promoter, ossia il soggetto responsabile della progettazione, commercializzazione, organizzazione e gestione del meccanismo transfrontaliero; e (ii) il service provider, ossia colui che fornisce un aiuto materiale, assistenza o consulenza con riferimento allo sviluppo, organizzazione, gestione e attuazione del meccanismo.

Un esonero dagli obblighi di disclosure è previsto (i) a favore di intermediari e contribuenti nel caso in cui l’obbligo di comunicazione possa far emergere una loro responsabilità penale (principio del divieto di auto-incriminazione); e (ii) a favore dei soli intermediari, nel caso di informazioni ricevute dal cliente in occasione dell’analisi della sua posizione giuridica o espletamento dei compiti di difesa/rappresentanza in un procedimento giudiziario.

L’obbligo di comunicazione riguarda i “meccanismi transfrontalieri” posti in essere a partire dal 25 giugno 2018 (data di entrata in vigore della Direttiva).

A seguito dell’emergenza Covid-19, i termini di invio delle prime comunicazioni sono stati posticipati, con la Direttiva (UE) 2020/876, di sei mesi e, più precisamente al 31 gennaio 2021, con riferimento al periodo 1° luglio – 31 dicembre 2020, e al 28 febbraio 2021, con riferimento al periodo 25 giugno 2018 – 30 giugno 2020.

 

Conclusioni

La normativa in commento risulta “innovativa” in quanto per la prima volta coinvolge i professionisti quali segnalatori di “meccanismi transfrontalieri” potenzialmente elusivi, un’area che notoriamente è connotata da svariate incertezze interpretative. A questo fine, il Decreto prevede il venir meno della responsabilità per eventuali violazioni del segreto professionale nei casi in cui le comunicazioni vengano poste in essere “per le finalità previste dalla norma e in buona fede”.

Vi sono poi profili interpretativi ancora non risolti, rimessi ad un successivo decreto ministeriale di attuazione non ancora emanato che, fra l’altro, dovrà ulteriormente specificare gli “Hallmarks” e indicare i criteri in base ai quali verificare quando i “meccanismi transfrontalieri” sono diretti ad ottenere un vantaggio fiscale.

 

Note

  1. Il test del vantaggio principale risulta soddisfatto qualora sia possibile stabilire che il principale (o uno dei principali) vantaggi che un soggetto si può ragionevolmente attendere da un meccanismo transfrontaliero, tenuto conto di tutti i fatti e le circostanze ad esso connesso, è di natura fiscale.
  2. Il service provider è soggetto all’obbligo di comunicazione se, in considerazione delle informazioni disponibili e delle competenze necessarie per svolgere la propria attività, deve essere a conoscenza o deve avere un ragionevole motivo per concludere che un dato meccanismo transfrontaliero debba essere oggetto di comunicazione.
  3. La DAC6 aveva previsto la facoltà, in sede di attuazione, di introdurre esoneri per gli intermediari qualora l’obbligo di comunicazione potesse comportare la violazione del “segreto professionale sulla base del diritto nazionale dello Stato membro”.

Antonini Massimo

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